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Sono nato a Mirabello in provincia di Ferrara il 28/12/’35, da madre mirabellese e da padre siciliano in via dell’Argine Vecchio. La  via  si  chiama così perché fino ai primi anni dell’800 lungo quella che  oggi  è  la  via Emilia scorreva il fiume Reno, fatto deviare da Napoleone per motivi di strategia bellica. Il Reno, infatti, è stato per migliaia, forse milioni di anni, un affluente del Po. Guardate la cartina geografica, se non ci credete : dalle parti di Casumaro, vicino a Cento, il Reno sterza bruscamente a destra e viaggia parallelamente al Po per poi buttarsi in mare…

A dare il nome Mirabello al paese è stata la mitica contessa Matilde di Canossa, che amava navigare il fiume a bordo di un suo splendido barcone. Si narra che  trastullandosi la Contessa  con  un  gagliardo  paggio  nell’alcova  della  sua  cabina, ne apprezzasse  assai l’istrumento  virile,  esclamando  con  forte  accento  emiliano : “Mira  che  bello!!”  Un solerte cortigiano che  stava  a  prua, udite  queste  parole, sentenziò : “Questo borgo ameno che si specchia ridente nelle acque del Reno si chiamerà, d’ora in poi, Mirabello!” L’argine del fiume, verso la fine dell’800, era tutto un brulicare di banditi, zingari, saltimbanchi e …  commedianti.

Un  commediante  era  certamente  il mio bis-bis bisnonno  che  si  dice  alternasse  istorie  comicissime  degne  della  Commedia dell’Arte, ad altre lagrimevoli et spaventevoli, calamitando sempre l’attenzione dei contadini della zona. Si faceva pagare in natura : galline, conigli, uova, pomodori, patate e quant’altro. Le sue  pantagrueliche abbuffate divennero proverbiali. Da allora, infatti, per definire uno che mangia tanto, si dice : ”Al g’ha ‘na fam da comediant.”  (Ha una fame da commediante!)  Da lui ho preso due passioni : quella per la buona tavola e quella per il teatro. Da mio padre ho ereditato un pizzico di clownerie e di arti istrioniche, doti  tipiche  dei  Siciliani  che  hanno  nel   Dna  la follia, la magia tragicomica della Magna Grecia.